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[Data: 10/02/2010] [Categorie: Sostenibilità ] [Fonte: Climalteranti] |
[Autore: Giacomo Grassi] |
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Quando su Kyoto si danno i numeri di . Allora, vediamo se e’ vero. Iniziamo chiarendoci le idee su quali siano davvero gli obiettivi del Protocollo di Kyoto. Molti si riferiscono all’obiettivo vincolante di riduzione delle emissioni di gas serra del 5%, da valutare come media del periodo 2008-2012 rispetto al 1990 (anno base). Ma chi aveva questi obiettivi? Qui la confusione regna sovrana. Evidentemente, il giornalista della Stampa (e con lui molti altri) pensa che l’obiettivo di Kyoto fosse globale, cioe’che riguardasse tutti i Paesi. Falso. L’obiettivo del 5% (precisamente del 5,2%) riguardava solo i 37 Paesi L’Unione Europea non sta messa male, e si prevede che raggiungera’ il proprio obiettivo (-8% per EU-15) senza troppi problemi. Da notare invece che l’Italia, con un obiettivo di -6.5% rispetto al 1990, nel 2007 stava a 7%. Per brevita’, segnaliamo (tra tanti possibili) due aspetti positivi e due negativi: Tra i positivi, e’indubbio che il Protocollo di Kyoto ha contribuito ad innescare una discussione che, tra alti e bassi, ha portato ad affrontare il tema dei cambiamenti climatici ai massimi livelli politici. Inoltre, attraverso i cosidetti “meccanismi flessibili”, ha creato un vero e proprio mercato del carbonio, che dovrebbe favorire la riduzione delle emissioni nel modo piu’ efficace ed economico possibile. Tra gli apetti negativi, non si puo’ ignorare che molti Paesi industrializzati raggiungeranno i loro obiettivi con ben pochi sforzi: questo suggerisce che gli obiettivi erano tutt’altro che ambiziosi. Inoltre, i paesi “non Annex-1” (in via di sviluppo) hanno quasi raddoppiato le emissioni dal 1990, passando da circa 12500 a oltre 24000 Mt CO2eq. Complessivamente, quindi, le emissioni globali sono aumentate di circa il 40% dal 1990, vanificando totalmente gli (assai modesti) obiettivi di Kyoto. E’ principalmente per superare queste due debolezze che c’e’stata la Conferenza di Copenhagen: lo scopo era (ed e’tuttora) ottenere obiettivi ben piu’ambiziosi da parte dei paesi industriallizati e coinvolgere anche i Paesi in via di Sviluppo. In definitiva, come spesso accade, le cose sono piu’complesse di quanto uno sguardo superficiale potrebbe suggerire. Il Protocollo di Kyoto e’ lungi dall’essere perfetto, ma ha certamente iniziato un percorso di portata storica. Se e’ lecito criticarlo, almeno si spari agli obiettivi giusti.
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