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[Data: 11/05/2010] [Categorie: Ecologia ] [Fonte: DIRE] |
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Pd nucleare, 72 intellettuali e scienziati a Bersani: "Una soluzione" "No a posizioni antiscientifiche, va considerato fra le opzioni possibili". Fra i firmatari, Veronesi, Hack, Debenedetti. Gli Ecodem: 'Il partito è contrario'
Perciò, i firmatari, "raccolti su iniziativa di due nostri collaboratori- vanta il 'Riformista'- Chicco Testa e Umberto Monopoli", chiedono al segretario del Pd di evitare "un atteggiamento elitario e snobistico", prendendo atto che "il nucleare non è di sinistra, né di destra" e garantendo che "le sedi nazionali e locali del Pd, gli organi di stampa, le sedi di riflessione esterna consentano un confronto aperto e pragmatico", ritenendo infine "innaturale e incompremsibile ogni chiusura preventiva". Tra i firmatari della lettera, Umberto Veronesi, direttore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia; Margherita Hack, astrofisica; Carlo Bernardini, professore emerito di Fisica; Franco Debenedetti, economista; i deputati Pd Erminio Quartiani e Francesco Tempestini e i senatori Pd Enrico Morando, Tiziano Treu, Pietro Ichino. ECODEM: "PD CONTRARIO, I FAVOREVOLI LO DICANO E SI VOTI" - "Sul nucleare la posizione del Pd, contrario all'attuale nucleare, è assolutamente chiara ed è la stessa di grandi forze progressiste europee, dai socialdemocratici tedeschi ai liberali inglesi alle forze emergenti dell’ecologismo riformista". Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, senatori Pd ed esponenti Ecodem, rispondono così all'appello con cui alcuni parlamentari e scienziati chiedono a Pier Luigi Bersani di rivedere il 'no' all'atomo. Per Ferrante e Della Seta, "se qualcuno, sulla base di visioni ed analisi francamente un po' datate, vuole cambiarla, lo proponga nelle sedi democratiche del partito e si voti". Il Pd, continuano gli esponente di Ecologisti democratici, "è contrario alle attuali tecnologie nucleari". Ciò, spiegano Ferrante e Della Seta, perché "a fronte di costi di investimento esorbitanti e tali da richiedere il sussidio più o meno diretto di finanziamenti pubblici, non hanno risolto nessuno dei problemi di sicurezza e di impatto ambientale, a cominciare da quelli legati allo smaltimento delle scorie radioattive". Inoltre, tornare al nucleare per l'Italia "vorrebbe dire spendere tra i 20 e i 30 miliardi di euro per avere forse tra quindici anni quattro centrali, che contribuirebbero per meno del 5% ai consumi energetici". Per Ferrante e Della Seta, "è legittimo che iscritti e simpatizzanti del nostro partito la pensino diversamente, ma questa è la posizione del Pd". Quindi, ribadiscono, "se qualcuno chiede un rovesciamento di questa linea, più che promuovere appelli non ha che da proporlo nelle sedi deputate, come l’assemblea programmatica del 21 e 22 maggio". |
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