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[Data: 11/05/2010] [Categorie: Documenti;Ecologia ] [Fonte: Equo] |
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Centrali nucleari: la realtà oltre la propaganda 2 commenti
Se guardiamo la figura 1, è facile constatare che circa il 70% dei reattori nucleari oggi in funzione sono stati realizzati fra il 1975 e il 1985, e quindi verranno chiusi entro il 2030. Ciò significa che per mantenere l’attuale potenza nucleare, considerando costi di realizzazione stimati in 7 $/W (5,46 €/W) (stima di Moody’s Investors-2008)[3], sarà necessario sostituire circa 250 GW che saranno chiusi, con un costo di circa 1.365 miliardi di euro. Se a questo aggiungiamo i costi di smantellamento dei vecchi impianti e di gestione delle scorie, che sono addirittura più alti dei costi di costruzione, si comprende perché il nucleare riveste un ruolo marginale nel futuro energetico mondiale. A questo aggiungiamo le permanenti incertezze su costi ed affidabilità per la gestione finale delle scorie[4] e il fatto che il costo dell’uranio è aumentato di 10 volte fra il 2003 e il 2007. Bisogna anche notare che nessuna nazione europea, e tanto meno l’Italia, produce o ha riserve di Uranio, per cui non sarà certo lo sviluppo del nucleare che potrà aiutarci ad avere maggior indipendenza energetica. Il costo dell’uranio, poi, è destinato a crescere per il fatto Un altro argomento dei sostenitori del ritorno al nucleare è che ciò garantirebbe una maggiore indipendenza energetica del nostro paese; anche questa ci appare una tesi alquanto singolare. A parte il fatto cvhe in Italia non ci sono miniere di uranio, la filiera nucleare richiede tutta una serie di attività ed impianti costosi e per certi versi più pericolosi del reattore stesso (figura 3). Tutti i paesi che utilizzano in modo significativo questa fonte energetica si sono dotati di una propria filiera che al più esclude solo la fase mineraria fino alla produzione del cosiddetto “yellow cake”. Non sviluppare una filiera nazionale significa far dipendere la produzione di energia elettronucleare in tutto e per tutto dal paese d’appoggio. Per quanto riguarda l’Italia dove il governo prevede di allacciare le centrali che intende realizzare, alla filiera francese, sarà come offrire alla Francia dei siti sul nostro territorio per realizzare impianti dei quali avrà il pieno controllo. Inoltre, sempre secondo il già citato rapporto di Moody’s, il costo del kWh nucleare sta aumentando del 7% all’anno, e quindi nel 2020 sarà raddoppiato passando dagli attuali 0,07 € a 0,14 €. Ciò comporta che se per quella data il 25% dell’elettricità verrà prodotta dal nucleare, come nei piani del nostro governo, la bolletta elettrica degli italiani sarà più pesante del 25%; cioè su una bolletta annua di 500 € il cittadino si troverebbe a pagare ben 125 € in più. L’utopia che vi propongo, e questa volta è una utopia al limite dell’irrealizzabile, è che il nostro premier, invece di promettere propaganda televisiva a reti unificate per inculcare negli italiani che il nucleare è bello, buono, sicuro e poco costoso, dica la verità sul perché vuole trascinare il paese su questa avventura anti-economica e pericolosa. Alla prossima utopia. |
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