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[Data: 13/10/2010] [Categorie: Movimenti ] [Fonte: ] |
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Val Susa, protesta-fiume: 50.000 No alla Torino-Lione Cinquantamila “no” alla Torino-Lione: 25 sindaci in fascia tricolore ad aprire sette chilometri di corteo, con davanti una ventina di trattori della Coldiretti e 70 mucche. «Ci vogliono cancellare? Hanno sbagliato tutto». Sandro Plano, presidente della Comunità Montana, incarna la “resistenza” della valle di Susa contro la Tav Torino-Lione. Dalla manifestazione-fiume del 9 ottobre, attacca: «Scandaloso che il governo ci escluda dal tavolo di lavoro a Roma il 14: non vogliono parlare con chi è contrario all’alta velocità, cioè la stragrande maggioranza». Cinque anni dopo il trionfo popolare del 2005, che bloccò il primo progetto, la valle di Susa è di nuovo pronta a fermare il super-treno dei misteri: chi vuole la Torino-Lione continua a non spiegare, cifre alla mano, a cosa servirebbe l’opera pubblica più costosa d’Italia. “La valle c’è”, è la risposta che lo striscione di apertura recapita a Torino e Roma, firmando una protesta che si è rimessa clamorosamente in marcia. Tra i manifestanti c’erano Davide Bono del “Movimento 5 Stelle” di Beppe Grillo e Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, in mezzo a pensionati, famiglie, partigiani dell’Anpi, medici di base, consiglieri comunali, provinciali e regionali. «Questa manifestazione – dice Sandro Plano – riflette il disagio della val di Susa. Qualcuno dovrebbe iniziare a prendere lezioni di democrazia e rispettare la volontà degli elettori». Esponente “eretico” del Pd, contrario alla Torino-Lione nonostante le opposte indicazioni del partito, Plano è il massimo rappresentante istituzionale della valle: imbarazzante che non sia stato invitato a Roma. «Dopo cinque anni di riunioni, l’Osservatorio-Tav di Mario Virano istituito per dialogare con la popolazione ha fallito tutti gli obiettivi». Il “no” alla A spaventare la popolazione, il progetto preliminare presentato in sordina a metà agosto: persino Gemma Amprimo, sindaco di Susa inizialmente favorevole alla Torino-Lione, di fronte alle mappe coi tracciati ha cambiato idea: «Cantieri troppo impattanti, progetto inaccettabile». Ottanta chilometri di percorso, fra gallerie e trincee interrate, su terreni resi insidiosi da materiali come amianto e uranio. La popolazione teme di vedere il territorio distrutto per sempre, al termine di un vero e proprio terremoto: almeno dieci anni di cantieri, tra pesanti disagi, polveri forse pericolose e paesi riforniti con le autobotti, come in Mugello, se venissero tagliate le falde idriche. “No Tav, no mafia”, è la scritta che campeggia sul monte Musiné Il nodo di fondo sembra ancora irrisolto: a cosa serve la Torino-Lione? Per i No-Tav è un progetto ormai obsoleto, nato negli anni ’90 quando non esistevano i voli low-cost e si pensava che il treno avrebbe sostituito l’aereo nel trasporto veloce dei passeggeri. Ora infatti il progetto è stato cambiato in corsa: viene presentato come asse strategico per il trasporto di merci, anche se i numeri gli danno torto. L’attuale ferrovia internazionale che attraversa la valle di Susa, la Torino-Modane, è utilizzata solo al 30% della sua capacità. In calo costante da dieci anni anche il transito dei Tir sull’autostrada valsusina del Fréjus. Motivo? Il sistema industriale italiano è in crisi, Pesa inoltre sulla grande opera il costo esorbitante, tre o quattro volte quello – a chilometro – dell’alta velocità francese. Un fiume di denaro pubblico: la Torino-Lione costerebbe 5 miliardi più dell’Eurotunnel sotto la Manica e quattro volte più del Ponte sullo Stretto di Messina. «Nonostante ciò – ribadisce il professor Angelo Tartaglia del Politecnico di Torino – è stato deciso di procedere senza prima aver chiarito il rapporto costi-benefici». Senza parlare delle modalità di gestione, con procedure di incarico affidate a “general contractor”. Visto che l’Italia non ci sente – governo e Regione continuano a ignorare la protesta e a non fornire spiegazioni sul reale valore strategico dell’opera – la valle di Susa si appella all’Europa: spera che l’opposizione popolare del territorio dissuada l’Unione dall’erogare finanziamenti facili. Che oltretutto peserebbero enormemente sul debito, a carico delle generazioni future, per un’opera forse completamente inutile: per Beppe Grillo, più volte intervenuto in valle di Susa, la Torino-Lione sarebbe «un crimine contro l’umanità di domani». |
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