Associare a ogni alimento il proprio prezzo ambientale. Un costo, beninteso, che non si calcola in euro, ma che dovrebbe esprimere il prezzo pagato dall’ambiente in termini di consumi di risorse, inquinamento e danni agli ecosistemi: questa è la sfida lanciata dai ricercatori dell'Istituto di chimica agraria e ambientale dell'università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e dagli esperti di Sprim, società di consulenza focalizzata su salute e ambiente. Insieme stanno lavorando alla messa a punto di un’ “etichetta ambientale” che indichi il livello di questo impatto tenuto conto di tutto il ciclo vita del prodotto dalla coltivazione, alla fase di trasformazione, al packaging, ai trasporti, compresa la fase successiva al suo acquisto, fino allo smaltimento di quello che resta. Il prezzo ambientale sarà dunque espresso come percentuale in relazione all’impatto ambientale medio quotidiano di un cittadino europeo. “Riteniamo che sia un parametro più diretto, in grado di far cap...
Associare a ogni alimento il proprio prezzo ambientale. Un costo, beninteso, che non si calcola in euro, ma che dovrebbe esprimere il prezzo pagato dall’ambiente in termini di consumi di risorse, inquinamento e danni agli ecosistemi: questa è la sfida lanciata dai ricercatori dell'Istituto di chimica agraria e ambientale dell'università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e dagli esperti di Sprim, società di consulenza focalizzata su salute e ambiente. Insieme stanno lavorando alla messa a punto di un’ “etichetta ambientale” che indichi il livello di questo impatto tenuto conto di tutto il ciclo vita del prodotto dalla coltivazione, alla fase di trasformazione, al packaging, ai trasporti, compresa la fase successiva al suo acquisto, fino allo smaltimento di quello che resta. Il prezzo ambientale sarà dunque espresso come percentuale in relazione all’impatto ambientale medio quotidiano di un cittadino europeo. “Riteniamo che sia un parametro più diretto, in grado di far capire alle persone quanto incide il consumo di ciascun prodotto sull'ecosistema”, spiega all'Adnkronos Salute Paola Riscazzi, che coordina i progetti 'green' per Sprim. “Le persone - aggiunge – potranno così scoprire che impatto ambientale producono se mangiano le quantità consigliate di ciascun alimento, rapportandosi all'impatto ambientale medio quotidiano di un cittadino europeo”. E' già partita l'applicazione a casi concreti: i ricercatori sono infatti al lavoro con diverse aziende private interessate alla nuova etichetta. (f.n.)