Tragedia di Acireale, la Lav: no alla caccia alle streghe verso i cani
ROMA
Non c'è solo la rabbia e il dolore nella tragedia del bambino che, dopo aver scavalcato una recinzione, sarebbe stato ucciso da alcuni cani alla periferia di Acireale (Catania). Ma si ripropone la questione della responsabilità dei padroni degli animali, con la consapevolezza della necessità di strumenti efficaci e indispensabili per prevenire simili drammi.
E' questa la reazione della Lav nelle parole del suo presidente, Gianluca Felicetti: «Il prossimo Consiglio dei Ministri vari subito il decreto legge di riforma della legge 281/91 in materia di tutela di animali d’affezione e prevenzione del randagismo che, tra le varie misure, ripenalizzi il reato di omessa custodia di animali (purtroppo depenalizzato qualche anno fa) e rafforzi le indispensabili e urgenti azioni di prevenzione attraverso l’attuazione di piani di sterilizzazione, l’introduzione del divieto di vendita di cani e gatti per almeno 5 anni e fornisca incentivi alle famiglie per l’adozione responsabile di cani».
Ancora una volta, e purtroppo in casi di tragedie, l'associazione si vede costretta a ripetere l'appello a una gestione di sistema dei cani per evitare che si possa evitare di giungere a livelli dove la soluzione rischia di diventare drastica: «Ai Ministri dell’Interno, della Difesa e della Salute chiediamo un piano straordinario di repressione degli abbandoni, degli allevamenti abusivi e di controllo dell’omessa custodia degli animali, da attuare subito con l’impiego dell’esercito e delle forze dell’ordine – prosegue Felicetti – Al Ministro dell’Istruzione chiediamo corsi di formazione nelle scuole, per educare i più giovani a rapportarsi in modo corretto con gli animali e imparare a rispettarli».
La LAV chiede che non si scateni una caccia alle streghe verso i cani e che non siano azzardate ipotesi di colpevolezza prima che i fatti e le responsabilità di quanto accaduto possano essere accertati. Secondo le ultime informazioni diffuse dagli organi di stampa, i cani non sarebbero dei randagi e rimangono ancora molte aree d'ombra: dal dobermann risultato rubato ai pneumatici appesi a delle corde, elemento che farebbe pensare a un campo di addestramento.
«Ancora una volta è necessario sottolineare che simili tragedie hanno, purtroppo, responsabilità umane e richiedono, da parte delle istituzioni ma anche da parte dei cittadini, una efficace e tempestiva attività di prevenzione – dichiara Ilaria Innocenti del settore cani e gatti della LAV – Altro che randagi! Questa volta si tratterebbe di cani di razza e gli elementi finora noti farebbero pensare a uno scandalo tutto italiano e purtroppo molto diffuso: la riproduzione incontrollata di cani, la cessione fiscalmente illegale e, ancora più grave, viste le caratteristiche morfologiche dei cani».
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